La cover per il tuo ebook reader fatta in casa: il tutorial!

Da qualche tempo ho un Kindle, ma confesso di averlo usato molto poco, preferendo sempre i più portatili Opus e Sony Reader.

Da qualche giorno, tuttavia, approfittando della bella offerta per l’acquisto della quadrilogia di Game of Thrones, ho ripreso in mano la creatura di Amazon, e la prima esigenza è stata quella di trovargli una cover adeguata. Un po’ perché non mi andava di spendere una ventina di euro per una cover vera, un po’ perché volevo cimentarmi in qualche attività manuale, mi sono messo a cercare come farsi le cover degli ereader in casa. Mi si è aperto un mondo.

La cover che mi è piaciuta di più è stata quella descritta in questo post che mi sono studiato per bene e che ho adattato ai materiali che potevo trovare vicino casa in tempi umani. Alcuni componenti, come ad esempio il cement rubber, sarebbero reperibili anche in Italia, ma in negozi per prestigiatori (sic) a 13-14 euro a boccetta, quando negli USA costa sì e no 2 dollari.

Ho quindi adattato tutto in modo da trovare il materiale necessario al ferramenta, in cartoleria e in merceria, che è poi quello che ho fatto, non allontanandomi più di 500 metri da casa.

Ecco qui la ricetta e il procedimento per farsi la cover di un ereader in casa. La procedura è un po’ laboriosa ma semplice. Partendo da zero ci ho messo circa tre ore.

Ingredienti:

  • 1 cartella in cartoncino (nella foto è quella blu scuro)
  • 1 foderina in plastica (quella bianca)
  • 1 pezzo di cartone da imballaggio sottile (io ho usato un pezzo della scatola del mio vecchio eeePC)
  • 1 pezzo di tessuto circa 40×40, che sarà il rivestimento esterno (io ho usato un pezzo di panno lenci celeste che avevo per altri motivi in casa, ma è una pessima scelta: produce una quantità di peli che dopo neanche 48 ore già ne ho la nausea)
  • mezzo metro di velcro adesivo (questo si trova in merceria)
  • un tubetto di mitica “Colla Artiglio” (al ferramenta costa 1,80 Euro e vi portate a casa un baluardo degli anni ’70. È anche chiamata ‘colla dei calzolai’ e incolla praticamente tutto)
  • un pezzo di carta vetrata a grana media
  • carta forno
  • forbici
  • taglierino

Procedimento:

Partiamo dalla cartella in cartoncino, che sarà lo scheletro portante della cover. Poggiando il reader in corrispondenza della piegatura, prendere con una matita la forma dei tre lati non coincidenti con la piegatura stessa, tenendo il segno più largo rispetto alle dimensioni del reader stesso.

Ritagliamo con la forbice o il taglierino. La mini-cartella che ne verrà fuori deve contenere comodamente il reader. La mia è, ad esempio, un po’ troppo precisa rispetto al dovuto.

Facciamo la stessa cosa con la foderina in plastica, che sarà la parte interna visibile della cover finale. Qui la misura va presa invece più precisa, quindi la sagoma dovrà essere più piccola della cartella in cartoncino.

Ora ritagliamo due pezzi di cartone che costituiranno la protezione anteriore e posteriore della cover.

Qui il sito americano consigliava di usare del “craft foam”, che ho trovato essere chiamato, in Italia, “gomma spugna” e che mi dicono si venda in cartoleria. Al terzo negozio in cui mi guardavano come se chiedessi di vendermi un babbuino albino in calore ho deciso che la scatola del mio vecchio eeePC avrebbe avuto i requisiti strutturali e di leggerezza adeguati (e dal risultato sono contento)

Per prendere la sagoma si può usare una falda della cartella in cartoncino.

È importante che le sagome di cartone siano un po’ più strette (diciamo 0,3-0,4 mm) della falda, perché così resterà in mezzo (vedi le foto successive) lo spessore del dorso senza protezione (senza protezione perché dovrà piegarsi)

Ritagliamo con il taglierino e otteniamo le due protezioni.

Ora prepariamo tutte le superfici per la fase di incollaggio. Le colle come l’Artiglio funzionano meglio su superfici ruvide, e per questo prendiamo la carta vetrata e carteggiamo leggermente:

  • Tutti e due i lati delle protezioni in cartone
  • tutti e due i lati della cartella in cartoncino
  • Il lato che non verrà esposto della foderina in plastica (che è quello che verrà incollato)

Procediamo quindi all’incollaggio: stendiamo uno strato di Colla Artiglio sul lato esterno della cartella in cartoncino e suuno dei lati delle protezioni. La Colla Artiglio è in tubetto, quindi spremiamo il contenuto sulla superficie e poi usiamo ad esempio un pezzetto di cartone come spatola per stendere uniformemente la colla.

Per questa operazione è molto utile usare come base di lavoro un foglio di carta forno, sulla quale la colla fa pochissima presa, in modo da evitare di rovinare il piano di lavoro.

Lasciamo asciugare per un paio di minuti e poi accoppiamo protezioni e cartella, premendo con le mani per far aderire bene.

Come vedete, in mezzo è avanzato uno spazio di poco meno di un centimetro, che è il dorso, la parte che si piegherà e consentirà apertura e chiusura della cover.

Rivestiamo di colla la parte attualmente in vista dell’assemblato, ossia il lato con le protezioni e lo spazio in mezzo e, attesi i canonici 2-3 minuti, poggiammo lo strato di tessuto sulla colla (la parte del tessuto che va sulla colla, ovviamente, è il retro!). Stendiamo quindi con le mani in modo che non ci siano pieghe e sia tutto liscio e uniforme.

Passato qualche minuto, ribaltare il tutto

Ritagliamo il tessuto in modo che i margini siano di circa un centimetro sui lati. La punta degli angoli la tagliamo in modo che resti un mezzo centimetro o meno di distanza dall’angolo della sagoma.

Fatto questo, cospargiamo di colla i bordi del cartoncino e ripieghiamo i lembi sporgenti del tessuto facendoli incollare per bene al cartoncino.

Ci siamo quasi, manca la fodera interna. Rivestiamo di colla tutto il cartoncino e la parte ruvida (perché carteggiata) della foderina in plastica. Facciamo un po’ asciugare e poi, CON ESTREMA ATTENZIONE, far aderire la foderina sull’assemblato. La foderina coprirà anche parte dei lembi di tessuto interni, e questo va bene, è quello che volevamo.

Perché ho scritto in maiuscolo di fare attenzione? Perché io non l’ho fatto e mi sono rimaste molte bolle sulla parte in plastica che non sono per niente belle da vedere.

Resta da mettere il velcro. Sul lato destro della cover incolliamo tre pezzi di velcro ad H. Sulla cover mettiamo la parte del velcro con i denti (in modo che la parte ‘pelosa’ andrà sul reader, che sarà più piacevole al tatto). Allo stesso modo si incolla ad H l’altra parte sul reader.

Come fare per far sì che combacino? Semplice: una volta incollato il velcro sulla cover, appoggiamo i pezzi corrispondenti a mano, poi togliamo la protezione dell’adesivo e a questo punto, con cautela, appoggiamo il reader sulla parte adesiva.

Stacchiamo i due pezzi di velcro e il velcro del reader sarà identico a quello della cover

A questo punto riposizioniamo il reader e ABBIAMO FINITO!

 

PS: la colla artiglio puzzerà molto all’inizio, è una buona idea tenere per una due sere il reader all’aperto in modo che l’odore di colla sfumi.

 

La zuppa di pesce

Ho sempre cucinato pochissimo il pesce, è una delle mie bestie nere. È che non ce l’ho proprio nelle tradizioni di famiglia, abbiamo sempre mangiato pesce in modo relativamente sporadico.

Ma il bello di ciò che non si sa fare è che spesso si può imparare a farlo. Con il supporto della pescheria ‘storica’ del quartiere in cui abito, “La Paranza” su Largo Boccea (una gioielleria, ma con pescato dalla freschezza imbarazzante) ho fatto questa zuppa molto buona. Me la segno qui in modo da condividerla con tutti.
Essendo una zuppa, vale il principio che “quello che ci metti ci trovi” e che le quantità possono tranquillamente variare.

Ingredienti per 2 persone:
2 triglie da 150-200 gr
una coda di rospo da 300 gr
due tranci di palombo (300 grammi in totale)
una seppia
un calamaro
due gamberoni
due scampi
300 grammi di cozze
300 grammi di vongole
300 grammi di polpa di pomodoro
un mazzetto di prezzemolo
un peperoncino
aglio
olio
vino bianco
sale
pepe

Procedimento
Fondamentale per non passare due ore a farlo in casa è farvi squamare e pulire i pesci e i crostacei dal pescivendolo. Se il pescivendolo non lo fa, seguite il consiglio di Allan Bay: cambiate negozio. Chiedete un’accortezza: che vi diano tutte le teste e le lische, saranno fondamentali per dare gusto alla zuppa.

Iniziamo a fare un fumetto: in un pentolino scaldare poco più di un litro d’acqua, nella quale metterete un paio di spicchi di aglio e i gambi del prezzemolo fatti a pezzetti (le foglie le conserviamo per la zuppa vera e propria) e tutte le teste e le lische dei pesci della zuppa. Portare a ebollizione e far ridurre un po’, per una decina di minuti.

In parallelo occupiamoci delle dalle cozze: se non sono pulite, strofinare il guscio con una paglietta d’acciaio e strappare la ‘barba’ che esce dall’interno. Far spurgare dalla sabbia per una mezz’ora le vongole (se non sono già spurgate) mettendole in acqua fredda salata con sale grosso. Far quindi aprire cozze e vongole scaldando in una padella capiente uno spicchio d’aglio con un po’ d’olio. Quando l’olio è caldo buttare giù i molluschi, versando un bicchiere di vino bianco. Coprire e abbassare la fiamma finché non saranno tutti aperti. Conservare in una tazza il liquido e mettere da parte i molluschi. Volendo si possono estrarre in questa fase le cozze e le vongole dai gusci, in modo da non ritrovarseli poi nella zuppa.

Veniamo alla zuppa vera e propria: in una pentola capiente riscaldiamo dell’olio e facciamo soffriggere un paio di spicchi di aglio “vestiti”, ossia non privati della buccia esterna ma schiacciati sul fondo della pentola (per farlo si può usare un cucchiaino, spremendo l’aglio usando il pollice nella coppa del cucchiaino). Una volta che l’aglio sarà imbiondito, eliminarlo.

Aggiungere la polpa di pomodoro e far andare per qualche minuto, quindi versare il fumetto (filtrandolo attraverso un colino, mi raccomando!!!) e il liquido dei molluschi.
Non appena riprende il bollore inizia la cottura dei pesci. Si fa in questo modo: tenendo il fuoco medio-basso ma mantenendo il bollore si aggiunge un tipo pesce ogni 3 minuti, e ogni volta si mescola con delicatezza per non spappolare i pesci già presenti. Il tutto dovrà sempre essere coperto dal liquido, se si riducesse troppo, aggiungere un bicchiere di acqua calda.
L’ordine con il quale inserire i pesci è il seguente:

  1. la coda di rospo insieme alla seppia e al calamaro (magari già tagliati in due)
  2. le triglie
  3. il palombo
  4. i gamberoni e gli scampi
  5. le cozze e le vongole
Alla fine, aggiungere del pepe, le foglie di prezzemolo tritate con il coltello e far cuocere per altri 5 minuti, quindi spegnere il fuoco, coprire e lasciar riposare per una decina di minuti al massimo, quindi impiattare e godere.
Il massimo della goduria la si otterrà tostando un paio di fette di pane per accompagnare la zuppa e aprendo una bottiglia di Leone Tasca d’Almerita ben fredda.
Enjoy!

La Pratolina

A me la Pratolina piace tanto!

Si tratta di una pizzeria, anzi di una pinseria, non grandissima nel cuore di Prati. I proprietari sono gli stessi dell’Antica Schiacciata Romana a Monteverde, con il quale condividono anche il menu.

Si parte con gli sfizi fritti, tris di crocchette e bocconcini fritti. Noi abbiamo provato gli sfizi di terra, che comprendevano un bocconcino di melanzane e mozzarella, una assaggio di scamorza e una crocchetta di patate con ricotta e spinaci. Il fritto è molto asciutto e ben fatto, gustoso.

A seguire, il piatto principe, la pinsa. Di fatto è una sorta di pizza dalla forma allungata, poco più spessa della cosiddetta “pizza romana” e cotta al forno a legna. I condimenti possibili sono quelli usuali della pizza, e così si può andare dalle classicissime mozzarella e pomodoro alla mia preferita, broccoletti e salsiccia, passando per una quarantina di possibili varianti. Il punto di forza delle pinse de La Pratolina è l’impasto, leggerissimo, e la cottura, a mio avviso perfetta, con la base croccante all’esterno e morbida all’interno.

A chiudere, il dolce, un po’ sotto le aspettative: ho preso una mousse al cioccolato con le mandorle, ma il risultato è troppo dolce per quanto riguarda la mousse e insipido per quanto riguarda le mandorle a filetti, che non agiungono nulla alla mousse. Il consiglio, in questo caso, è saltare il dolce e poi farsi una passeggiata nella vicinissima Gelateria dei Gracchi, in via dei Gracchi 272.

Il conto, con una Menabrea ambrata alla spina e un caffè, è intorno ai 25 Euro.

(foto presa dalla pagina facebook de La Pratolina. Così mi imparo a dimenticarmi la macchinetta fotografica)

Fare lo yogurt in casa, senza la yogurtiera

Faccio lo yogurt in casa ormai da quasi due anni, ma fino a un paio di settimane fa ho sempre usato una di quelle yogurtiere che si trovano in commercio a 10-15 Euro e che sono in grado di fare circa un litro di yogurt per mandata.

Le yogurtiere vanno benissimo, per carità, ma hanno, almeno la mia, un paio di difetti: innanzitutto non è possibile fare più di un litro di yogurt per volta, e se si è anche solo in due a mangiarlo, significa fare yogurt ogni tre-quattro giorni; in secondo luogo, la temperatura spesso non è ottimale e possono servire 10-12 ore per fare lo yogurt, il che porta facilmente a risultati non controllabili e soddisfacenti.

Dopo un po’ di ricerche, ho trovato come fare lo yogurt in casa in modo semplice, rapido e senza yogurtiera sul sito di faromagio.it.

Tutto ruota intorno al cosiddetto Accrocchio, che da oggi in poi sarà la vostra yogurtiera autoprodotta.

Ingredienti per l’Accrocchio:
5 metri (o più lungo, a seconda della distanza forno-prima presa utile) di cavo elettrico
1 spina
1 portalampada con attacco grande
1 lampadina a incandescenza da 40 W

Procedimento per l’Accrocchio:
Pelare le due estremità del cavo.
Da un lato collegare la spina e dall’altro il portalampada.
Avvitare la lampadina nel portalampada.

(Ebbene sì, fare la ricetta dell’accrocchio è una cretinata, ma mi divertiva farlo!)

Passando allo yogurt vero e proprio. La ricetta che ho usato, per 1,5 litri di yogurt, è questa:

Ingredienti per lo yogurt:
2 litri di latte intero fresco
1 litro di latte di capra parzialmente scremato (io ho trovato solo quello UHT)
1 cucchiaio di yogurt intero (ho usato quello Latte Sano)

Lo yogurt che ne viene è molto cremoso e ha una punta di acido data dal gusto del latte di capra che lo rende davvero molto goloso.

Procedimentoper lo yogurt:
Il procedimento è molto più lungo a scriverlo che ad eseguirlo.

Continue reading “Fare lo yogurt in casa, senza la yogurtiera”

La locanda del gusto

Si può mangiare un ottimo menu di pesce di mare in riva a un lago?

Assolutamente sì: a Trevignano, sul lago di Bracciano, giusto all’ingrsso del paesino c’è questo piccolo ristorante, la Locanda del Gusto, con una dozzina di tavoli all’interno e altrettanti dall’altra parte della strada, giusto sul lungolago.

La locanda mi è stata consigliata da una lettrice di SecondoMe, Luisa, ormai più di un anno fa, ed io l’ho provata solo pochi giorni fa, a ridosso di Ferragosto.

Non vi parlerò dell’incantevole vista sul lago, che fa dimenticare di avere, dall’altro lato, la strada con le macchine che passano continuamente. Non vi parlerò dell’affabilità dei camerieri e del proprietario-chef Franco Zambelli (ex gestore della Trattoria Fauro).

Vi parlerò invece di quello che ho mangiato: oltre al menu statutario, su una lavagna che viene portata tavolo per tavolo con tutte le specialità del giorno, dagli antipasti, ai primi, ai secondi, tutti in qualche modo . Continue reading “La locanda del gusto”

Crema fredda di zucchine e yogurt

Settembre, tempo di rientro dalle ferie con quattro chili in più rispetto al proprio peso iniziale, che era già svariati chili sopra al proprio peso forma. Insomma: tempo di dieta.

Questa ricetta molto gustosa, l’ho riadattata in versione dietetica a partire da quella contenuta nel ricettario di yogurtforever.org (ultimamente ho ripreso a pieno regime la produzione casalinga dello yogurt con risultati eccezionali, poi ne parlerò).

 

Crema fredda di zucchine e yogurt

Ingredienti per quattro porzioni: Continue reading “Crema fredda di zucchine e yogurt”

Re Grano

Re Grano è una pizzeria che si trova a Mezzocammino, adiacente a un centro sportivo. L’ambiente si articola sia all’interno che all’esterno su spazi molto grandi, con i tavoli assolutamente non addossati gli uni agli altri, il che è positivo.

In Rete ho trovato giudizi contrastanti, ma sarà perché era l’11 agosto e forse il pizzaiolo usuale era in ferie, sarà perché ho beccato una giornata ‘no’, fatto sta che la pizza che ho preso era spessa, molto croccante all’esterno e complessivamente piuttosto secca. Mi ha ricordato alcune pizze mangiate negli Stati Uniti, ma evidentemente mi sbaglio io, visto che sul loro sito è indicato che Re Grano è consigliato dalla Associazione Pizzerie Italiane, dalla Scuola Nazionale di Pizza, dall’Albo Italiano Pizzaioli Professionisti e dalla Rivista Ufficiale API “Pizza Italian Food”.

Ho anche provato un piatto di sfoglie di patate: patatine tagliate a mano (5 Euro), di buona consistenza ma troppo troppo unte (temperatura dell’olio troppo bassa?). Accompagnando il tutto con una spina media, la spesa è stata di 21 Euro.

Il servizio è stato molto distratto: un quarto d’ora prima che venissero a chiederci cosa volessimo da bere, altri 15-20 minuti prima che ci chiedessero cosa volessimo mangiare. E i tavoli non erano tutti occupati.

Complessivamente, un locale che non consiglierei.

In volo sulla valle di Goreme

Ti svegli alle quattro e un quarto, un’ora ingrata alla quale non ti rendi neppure conto di essere andato a dormire e ti sembra che nulla potrà convincerti a mettere i piedi per terra.
Ma nonostante tutto ce la fai, ti butti giù, ti lavi, esci (ammazza che freddo, i 1300 metri di sentono), sali sul pullman e vieni portato, con gli occhi ancora incollati, a 5-600 metri dal museo a cielo aperto di Goreme.
È ancora buio, e qui fa davvero molto freddo


a darti un po’ di calore del tè bollente e una merendina di quelle che rifiuteresti sdegnato in qualsiasi altro momento


Tutto intorno, intanto, fervono i preparativi: le mongolfiere, il motivo per cui hai fatto tutto questo, vengono srotolate per terra


La prima parte viene gonfiata con ventilatori che sparano aria calda


Poi, quando sono abbastanza gonfie, si raddrizza il cesto e si accende il fuoco.


Le altre mongolfiere partono, nella tua uno dei cavi interni è fissato male e occorre ricominciare quasi da capo


E poi, finalmente, sali, con tanti altri, sulla cesta


E decolli.


Lo avevi immaginato in tanti modi questo momento, ma la verità è che il decollo in mongolfiera non ha nulla a che vedere con la ‘violenza’ del viaggio aereo: si viene dolcemente cullati verso l’alto e si viene trasportati dalle correnti. In lontananza tanti altri che come te si sono alzati in volo per vedere il sole sorgere sulla valle


E giù, il sole che conquista sempre più spazio, in un silenzio quasi irreale, interrotto solo a tratti dalla fiamma che ti tiene in quota


Sotto di te, i massi di tufo tipici di Goreme


i paesi


E i canyon


Qui in alto non fa più freddo, complice anche il sole che è ormai ben sorto


È il momento di tornare a terra, con la tua ombra che si avvicina sempre più


Sono le sette e un quarto, sono passate tre ore, hai scoperto nuove sensazioni, nuovi suoni, nuovi colori, ma ora devi tornare in albergo, ti aspetta un’intera giornata di musei, monumenti e caravanserragli in giro per la Cappadocia.

– Scritto su iPhone con BlogPress

Una piccola chicca dal Bosforo: Kanlica

Nel nostro passeggiare di ieri a zonzo per Istanbul, abbiamo deciso di fare la mini-crociera del Bosforo.
Si parte da Eminomu, sul mar di Marmara, vicino alla parte antica di Istanbul, e si risale il Bosforo fino ad arrivare al Mar Nero.


Beh, dopo essere passati sotto il Bosphorus Bridge, il più grande ponte sullo stretto


e dopo aver ammirato vari paesini arroccati sulle sponde


abbiamo deciso che no, la crociera sul Bosforo non faceva per noi, che era noiosa e che avremmo
Visto il mar nero un’altra volta, chissà, da un’altra sponda.
Siamo così scesi in un minuscolo porticciolo di un paesino sulla sponda asiatica, Kanlica, con le sue barchette ormeggiate.


Due cose mi ricorderò di Kanlica: la magnifica veduta dalla terrazza del parco di Hidiv Kasri (raggiunto con 15 minuti di camminata in salita ripida sotto il sole delle 13. Porca vacca)


E il celeberrimo (pare) yogurt che viene venduto nei due bar sul porto.


Si tratta di uno yogurt misto di bufala, vacca e capra, servito in vaschette da 200 o 350 grammi e condito con zucchero a velo, miele o fragole.
Il sapore è molto forte e acidulo, la consistenza è cremosissima. Insomma, uno degli yogurt più buoni che abbia mai mangiato.

Dopo aver atteso al sole tiepido il traghetto di ritorno, la giornata è poi finita con un giretto al Gran Bazar, ma non prima di aver bevuto una buona birra, la Efes, seduti al fresco di un viale alberato.


– Scritto su iPhone con BlogPress

Location:Musa Efendi Sk,Ürgüp,Turchia

Il Ramadan e la celebrazione del digiuno

Ieri sono finalmente iniziate le ferie estive, e quest’anno dopo un po’ di pensieri e ripensamenti abbiamo deciso di fare un tour in Cappadocia, nella parte centrale della Turchia.
I primi due giorni sono di visita a Istanbul, città dove sono già stato un paio di anni fa in pieno inverno.
Ritrovare Istanbul ad Agosto è un’esperienza particolare, anche perché è la prima esperienza diretta che ho del Ramadan, il mese del digiuno rituale, durante il quale ogni musulmano può mangiare, ber e fumare solo a partire dal tramonto.

Ecco, forse influenzato dai miei pregiudizi e dal mio retaggio cattolico, che vede nel digiuno esclusivamente la dimensione della penitenza e della sofferenza, tutto mi sarei immaginato fuorché di trovare una vera e propria festa.


Sì, perché durante il Ramadan nonostante la privazione diurna e il disagio che provoca il digiuno, c’è una parallela e altrettanto, se non più, importante dimensione della Gioia, dell’attesa quotidiana del momento in cui la privazione terminerà, in cui si godrà più e meglio di ciò che non si è potuto avere nelle ore precedenti.


E questa gioia non è vissuta come un momento privato, ma condiviso.
Ed ecco così che lo spazio tra la Moschea Blu e Agya Sophia, tutto l’antico Ippodromo e ogni singolo lembo di giardino vengono invasi da teli per il picnic, dove intere famiglie, di tutte le età, già un paio d’ore prima del tramonto preparano tutte le vettovaglie.


All’arrivo dell’ora del tramonto, con la voce dei muezzin che riecheggia di minareto in minareto comincia la vera festa,


la celebrazione, con un banchetto sull’erba, del digiuno appena terminato.


Ed è tutto un vagare tra uno stand di dolciumi e uno di incisione sul legno, tra una caffetteria improvvisata e un banchetto di profumi ambulante,
una festa che durerà tutta la notte, fino al digiuno del giorno seguente.

Location:Turanlı Sk,Provincia di Istanbul,Turchia